L’albero più alto di Lucca potrebbe sembrare solo un “piccoletto” relativamente giovane se confrontato con alcuni esemplari della sua stessa specie nel loro paese di origine. Negli Stati Uniti d’America, infatti, le sequoie sempreverdi arrivano a superare i 100 metri di altezza e i 1000 anni di vita. Hyperion, l’albero più alto del mondo, con i suoi 116 metri sovrasterebbe agevolmente un piccolo grattacielo di 33 piani.
ALBERO MONUMENTALE D’ITALIA (Cod: 34/E715/LU/09)
Nome scientifico: Sequoia sempervirens (D.Don) Endl.
Famiglia: Cupressaceae
Età stimata: circa 175 anni
Circonferenza a 1,30 m: 576 cm
Altezza stimata: 35,20 m
È un albero sempreverde originario della fascia costiera del Pacifico tra California e Oregon. La specie conta gli esemplari più alti e fra i più longevi della Terra. Arriva in Italia intorno alla metà del 1800.
CERCA
…il perfetto punto di vista, muovendoti lungo i viali, per osservare l’ampia ferita provocata da un fulmine sul tronco che si sta rimarginando lentamente.
A dispetto della grandezza dei tronchi e delle notevoli altezze raggiunte dalle sequoie sempreverdi, le fronde non sono particolarmente ampie. I rami crescono soprattutto verso il basso ma non si allungano molto nemmeno nella parte inferiore dell’albero, quindi, la chioma nel complesso ha la forma di uno stretto cilindro.
Didascalia:
Gli organi riproduttivi maschili detti strobili (1) sono presenti sulla stessa pianta insieme ai piccoli coni femminili (2), i quali a maturità si aprono per liberare i semi.
Probabilmente arrivata qui dal parco della Villa Reale di Marlia, questa magnolia ha accompagnato quasi tutta la storia dell’Orto. Con la sua veneranda età, rivelata dal maestoso tronco cavo e dai robusti e nodosi rami principali, continua a rallegrare il giardino con i suoi grandi fiori bianchi e profumati. Fonti storiche raccontano che lungo il viale principale dell’Orto vi fossero molte magnolie, le cui fronde verdi recise erano vendute a scopo ornamentale in Nord Europa.
ALBERO MONUMENTALE D’ITALIA (Cod: 28/E715/LU/09)
Nome scientifico: Magnolia grandiflora L.
Famiglia: Magnoliaceae
Età stimata: circa 195 anni
Circonferenza a 1,30 m: 425 cm
Altezza stimata: 15 m
È un albero sempreverde originario degli ambienti fluviali e delle pianure alluvionali degli Stati Uniti sudorientali. Arriva in Italia nel 1750 all’Orto Botanico di Padova.
OSSERVA
… da vicino le strutture simili a pigne: sono frutti multipli composti da numerosi frutticini legnosi che, a maturità, si aprono liberando i semi rossi legati a un filamento.
TOCCA le foglie a terra, rigide e lisce sulla parte superiore.
Quando sulla Terra i fiori erano ancora rari, le magnolie erano fra le poche piante ad averli sviluppati. Le specie attuali sono molto antiche e ancora oggi i fiori sono grandi e poco evoluti.
Sono impollinati dai coleotteri che masticano con voracità anche i tessuti delle strutture riproduttive e dei petali che, per fortuna, sono sufficientemente robusti da tollerare la loro mancanza di delicatezza.
Didascalia:
Frutto multiplo detto folliceto
Su questo versante della montagnola, il percorso ad elica che la percorre parte dalla riproduzione della gariga: un ambiente mediterraneo seminaturale caratterizzato da arbusti nani, a forma di cuscino, che crescono distanziati su suolo arido e roccioso, spesso percorso dal fuoco e pascolato. In estate questi ambienti hanno un aspetto ‘bruciato’ ma in primavera sono un vero e proprio paradiso botanico dove esplodono profumi e colori.
OSSERVA
… i cespugli alla base del pannello, toccali e odorali: sono ricchi di oli aromatici e basta sfiorarli per catturare il loro profumo con una mano.
La gariga ospita molte specie di orchidee. Alla base della montagnola è frequente la serapide brunastra che ha fiori particolari. Sopra quella che sembra una grossa lingua, c’è una sorta di casco in cui gli insetti impollinatori trovano rifugio durante le ore più fredde. Infatti, all’interno di questa cavità, la temperatura è maggiore rispetto all’esterno.
Didascalie:
Per non confondere i fiori delle specie di Cistus con quelli delle rose selvatiche basta osservare le foglie: le prime le hanno semplici, le seconde composte.
Cisto femmina Cistus salviifolius
Cisto rosso Cistus creticus subsp. eriocephalus
Santoreggia Satureja montana
Serapide brunastra Serapias neglecta
Giaggiolo tirrenico Iris lutescens
Giglio di San Giovanni Lilium bulbiferum subsp. croceum
Valeriana rossa Centranthus ruber
L’euforbia spinosa contiene sostanze non gradite agli animali che si nutrono di piante.
Euforbia spinosa Euphorbia spinosa
Un suggestivo percorso a elica consente di salire e scendere dalla montagnola senza mai tornare sui propri passi, immergendosi in un autentico spaccato di vegetazione mediterranea. I grandi e ombrosi lecci, emblema del bosco sempreverde, lasciano il posto alle specie della macchia mediterranea, una densa formazione arbustiva verde e scura. Sulla sommità sono presenti il lentisco e il corbezzolo, mentre lungo le pendici crescono la fillirea e l’odoroso mirto. A seconda della stagione, i fiori e le bacche rallegrano il sottobosco con i loro colori brillanti.
OSSERVA
… quelle che sembrano le foglie del pungitopo. La presenza di piccoli fiori, bacche rosse o minuscole squame rivela che si tratta di rami modificati e appiattiti detti cladodi.
Nel clima mediterraneo, caldo e secco in estate, le piante devono limitare l’evaporazione dell’acqua trovata a fatica nel suolo arido. Per combattere lo stress idrico, quindi, molte specie hanno sviluppato adattamenti comuni: le loro foglie hanno spesso una superficie ridotta, contengono oli essenziali, sono coriacee, ricoperte di cere e cuticole o da una fitta peluria per trattenere l’umidità.
Didascalie
I peli argentati della pagina inferiore del leccio sono più folti nelle foglie esposte al sole, in quelle che crescono all’ombra possono essere radi o assenti.
Leccio Quercus ilex
Lentisco Pistacia lentiscus
Fillirea Phillyrea angustifolia
Pungitopo Ruscus aculeatus
Mirto Myrtus communis
Ginepro Juniperus communis
Elleboro Helleborus viridis
Ciclamino autunnale Cyclamen hederifolium
Originarie dell’Oriente, le camelie conquistarono l’Europa ottocentesca e divennero presto protagoniste dei giardini aristocratici della Lucchesia. Delle numerosissime varietà ornamentali, ottenute soprattutto da Camellia japonica, nel Risorgimento molte furono dedicate agli ideali della patria e a personaggi storici. L’Orto custodisce molte varietà antiche, la cui conservazione è una priorità della Regione Toscana, e diverse specie botaniche tra cui la bianca camelia di Grantham, in grave pericolo di estinzione, che cresce spontanea solo in alcune foreste del sud della Cina.
ANNUSA
…i fiori senza toccarli. Belle, colorate e con nomi evocativi, solo le camelie dette invernali possono vantare anche un profumo gradevole.
Il prezioso infuso del tè si ottiene dalle foglie apicali o dai germogli della Camellia sinensis. La piccola produzione di tè verde italiano a Sant’Andrea di Compito è stata avviata proprio grazie ai semi di una camelia coltivata nell’Orto.
Didascalie:
Antica varietà a fiore doppio irregolare variegato. Nelle varietà coltivate la quantità di petali, i colori e le forme dei fiori sono selezionati dall’Uomo. (C. japonica ‘Stella di Compito‘)
Fiore semplice (C. japonica ‘Rubra simplex’)
Fiore semidoppio a forma di anemone (C. japonica ‘Anemoniflora Alba’)
Camelia di Grantham (C. granthamiana)
Camelia del tè (C. sinensis)
Dedicata al capitano di ventura del ‘500 divenuto simbolo dei valori risorgimentali (C. japonica ‘Francesco Ferruccio‘)
Camelia invernale (C. hiemalis Kanjiro)
Antica varietà a fiore doppio irregolare variegato (C. japonica ‘Stella Polare‘)
Il prestigio dell’Orto botanico aumentò grazie al lavoro dei suoi direttori, medici e botanici, che crearono una rete di contatti e collaborazioni con autorevoli scienziati italiani e stranieri, lasciando in eredità preziose collezioni museali legate alla didattica e all’esplorazione naturalistica del territorio della Lucchesia. Nel tempo gli spazi sono stati riprogettati per soddisfare nuove e diverse esigenze. La prima serra riscaldata per le specie succulente e le rarità tropicali fu costruita nel 1826. Seguirono altre importanti trasformazioni in particolare a opera di Cesare Bicchi, che fu direttore dal 1860 per quasi cinquant’anni. Il Comune di Lucca divenne proprietario dell’Orto nel 1903.
CERCA
…… nell’Orto la targa ovale che Bicchi dedicò ai fondatori e ai direttori che lo avevano preceduto e quella che racconta che nel 1843 l’Orto fu sede dell’Adunanza dei Botanici Italiani.
Le collezioni, le attività di ricerca e didattica declinarono dopo il 1906 ma, a partire dagli anni Settanta del 1900, nuove raccolte, studi, cure adeguate fecero tornare l’istituzione ad essere
protagonista della tutela della biodiversità in progetti locali e nazionali.
Didascalie:
Tavola di funghi commissionata dal Puccinelli. Gli erbari, il fondo librario antico, la xiloteca e altre collezioni appartengono al Museo ‘Cesare Bicchi’.
Benedetto Puccinelli, direttore dal 1834 al 1850, realizzò una flora del Ducato di Lucca e avviò la ricerca sui funghi della Lucchesia.
Attilio Tassi, direttore dal 1850 al 1860. I cataloghi conservati in biblioteca testimoniano gli scambi di piante e semi con gli altri Orti botanici.
Cesare Bicchi, direttore dal 1860 al 1906, avviò uno studio sui vitigni coltivati in Lucchesia.
Lucca fu protagonista di una vera e propria “rivoluzione verde” grazie a Elisa Bonaparte Baciocchi, sostenitrice di molteplici iniziative in campo agronomico, paesaggistico e relative al verde pubblico. Nel 1814 approvò il progetto di un giardino per le piante medicinali della tradizione locale. La caduta di Napoleone, però, costrinse la principessa a fuggire nello stesso anno.
Maria Luisa di Borbone si distinse per le riforme della pubblica istruzione e fondò l’Orto botanico attuale come parte integrante del Liceo Reale, la nuova università lucchese dedicata alle scienze. Il primo direttore dell’Orto, il professore di botanica Paolo Volpi, ne avviò i lavori di sistemazione nel 1820. Le collezioni viventi furono realizzate con piante provenienti dalla Villa Reale di Marlia, dall’Orto botanico di Pisa e da vivai di altri paesi.
CERCA
…il grande cedro del Libano che Volpi piantò nel 1822.
Magnolie e camelie che ora caratterizzano i giardini della Lucchesia furono introdotte per la prima volta alla Villa Reale dove Elisa realizzò un prestigioso giardino di paesaggio. Con l’intenzione di rendere la città più bella e moderna, avviò anche la trasformazione delle Mura in un parco urbano. L’operazione fu proseguita dal successivo governo di Maria Luisa.
Didascalie:
Elisa Bonaparte Baciocchi Principessa di Lucca e Piombino dal 1805 al 1814.
Maria Luisa di Borbone Duchessa di Lucca dal 1817 al 1824.
Paolo Volpi, direttore dal 1820 al 1833, pose le basi della biblioteca scientifica che ospita un importante fondo librario antico.
I nomi delle piante Il linguaggio della scienza è universale
Perché il latino in un testo di botanica giapponese? Nel linguaggio scientifico, anche in Paesi che utilizzano alfabeti diversi, le specie sono identificate da un’unica denominazione latina, dai caratteri a noi familiari. È una convenzione che permette a botanici, giardinieri e appassionati di tutto il mondo di riferirsi alla stessa pianta senza equivoci né necessità di traduzioni. Questo linguaggio universale si deve a Linneo, che nella seconda metà del Settecento introdusse un sistema semplice e rigoroso per denominare gli esseri viventi.
CERCA
… fra i cartellini identificativi delle specie presenti nell’Orto, un nome scientifico che ti sembra descriva meglio la pianta.
L’identità di una pianta è espressa in due parole: un binomio in latino scritto in corsivo, ovvero il nome scientifico. Il primo termine indica il genere, che può essere comune a più specie affini come, ad esempio, grano duro e farro medio che appartengono entrambi a Triticum. Il secondo (epiteto specifico) distingue in modo univoco la specie, così Triticum durum è il grano duro mentre Triticum dicoccum è il farro medio. Spesso i nomi ricordano personaggi, miti o caratteristiche della pianta, ma, essendo in latino, non sono comprensibili da tutti!
Fotografie
Linneo dedica il genere al botanico Pierre Magnol e richiama la forma dei fiori con il temine stellata.
Magnolia a stella – Magnolia stellata
In Species Plantarum Linneo identifica le specie con un binomio latino.
Il nome comune di entrambe le specie è cedro: se si utilizza il nome scientifico, non si creano equivoci.
Cedro Cedrus libani
Cedro Citrus medica
Legenda: 1. famiglia; 2. genere; 3. epiteto specifico; 4. autore che ha nominato la specie; 5. nome comune italiano; 6. origine geografica.
Curiosità e spirito di osservazione aiutano a cogliere quanto è intrigante questa sezione che ospita diverse collezioni. La più ampia, l’Hortus sanitatis, è formata sia da piante italiane sia provenienti da paesi lontani, e riguarda le specie medicinali. La collezione forse più inaspettata è quella per l’agrobiodiversità, composta da ortaggi della Lucchesia. Questi rappresentano un importante patrimonio genetico, frutto di un lungo processo di diversificazione, ma anche gli ingredienti fondamentali della cucina tradizionale.
L’area cambia volto con le stagioni: ai primi freddi, molte specie tropicali in vaso vengono spostate nelle serre.

Mappa della Scuola Botanica
LEGENDA MAPPA
P Falso canforo
Q Vero canforo
R Gingko
S Collezioni delle piante medicinali
T Percorso sensoriale e Ortuli dell’agrobiodiversità
Ω Tiglio pendulo
Ͼ Collezione didattica di piante carnivore
* Frangipani
□ Frutti esotici
Δ Piante tropicali e subtropicali
⌂ Collezioni di agrumi
CERCA
…fra i cartellini, che identificano piante grandi e piccole, i loro nomi comuni. Troverai molti amici della vita quotidiana e dei momenti dedicati alla cucina o alla cura della persona. Potrai dare un volto, o meglio “foglie e fusto”, a caffè, vaniglia, cotone, digitale e a tanti altri “prodotti”.
Il nome dell’area, Scuola botanica, risale alla sua funzione originale che, secondo la tradizione degli orti botanici, ospitava collezioni che erano esempi viventi dei diversi sistemi di catalogazione delle piante, il più famoso dei quali è quello di Linneo.
Foto
Belladonna (Atropa belladonna)
Cotone (Gossypium arboreum)
Vaniglia (Vanilla plantifolia)
Pomodoro canestrino (Solanum lycopersicum)
Belli, utili in medicina, capaci di rifiorire anche su rami recisi, i frangipani, o pomelie, hanno conquistato il mondo partendo dal Centro e Sud America e dai Caraibi.
In Messico e in Asia sono legati a rituali spirituali che si riferiscono alle proprietà medicinali e di resistenza. Alle Hawaii e a Mauritius hanno trovato una seconda patria e i loro fiori formano le famose collane di benvenuto. Palermo ne ha fatto il simbolo della città e tradizione vuole che la pomelia di casa venga donata dalla madre alla figlia che si sposa.
TOCCA
… la particolare consistenza dei petali dei fiori dei frangipani che sono caduti a terra. Cerosi, consistenti e abbastanza resistenti da poterne fare…una collana!
Le piante del genere Plumeria arrivarono a Palermo nel 1821 dove fu amore a prima vista. Qui sono chiamate pomelie, ma nel resto d’Italia sono frangipani, probabilmente in ricordo del nobile Muzio Frangipane che creò una famosa fragranza molto simile a quella sprigionata da Plumeria rubra.
Foto
Plumeria dai fiori arcobaleno (cultivar di Plumeria rubra)
Plumeria Singapore (Plumeria obtusa)
Plumeria a foglie di violino (Plumeria pudica)
Plumeria ‘Aztec Gold‘ (cultivar di Plumeria rubra)